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PER NON DIMENTICARLI

Uccisi perchè chiedevano pace e giustizia per il popolo palestinese

2003

16 marzo - Rafah (Striscia di Gaza)
Rachel Corrie


Dedicato a Rachel Corrie
(Clicca col tasto destro e scegli "Salva oggetto con nome")


Scarica il manifesto "Carlo e Rachel"

23 anni
E' morta schiacciata da un bulldozer dell'esercito israeliano a Rafah, nella Striscia di Gaza, mentre tentava con altri militanti di impedire la demolizione di case palestinesi. Le cause della morte sono state confermate da Ali Moussa, responsabile dell'ospedale di Rafah, e da altri pacifisti testimoni dell'incidente, in cui un attivista è rimasto ferito. "Era seduta sulla traiettoria del bulldozer. Il conducente l'ha vista, ha proseguito e le è passato sopra" ha dichiarato Joseph Smith, militante pacifista americano. "La ruspa le ha versato sopra la sabbia e poi si è messa a schiacciarla", ha aggiunto Nicholas Dure, anche lui impegnato a ostacolare la distruzione delle abitazioni dei palestinesi.Israele ha espresso rammarico per la morte della pacifista statunitense. "Si tratta di un deprecabile incidente", hanno detto fonti militari a Tel Aviv, aggiungendo che l'esatta dinamica dei fatti viene tuttora vagliata ma, in via generale, il comportamento dei pacifisti internazionali in quella zona "non è responsabile", in quanto si sono inseriti in una zona di combattimento. Con le loro azioni, secondo le fonti militari israeliane, "mettono in pericolo se stessi, la popolazione locale e i soldati israeliani".[...] Rachel Corrie, 23 anni, faceva parte dell'International Solidarity Movement, un gruppo di pacifisti presente stabilmente a Gaza e impegnato anche nella lotta contro la demolizione di case palestinesi a Rafah, a ridosso della frontiera con il Sinai egiziano. Un altro testimone, Greg Schnabel, 28 anni, di Chicago, racconta che la ragazza stava protestando davanti alla casa di Samir Masri. "Rachel era sola davanti alla casa, mentre noi cercavamo di fermare le operazioni. Ha urlato al bulldozer di fermarsi. Poi è caduta ma il mezzo ha continuato a muoversi. Abbiamo urlato chiedendo che si fermasse ma non lo ha fatto, le è passato sopra e ha fatto marcia indietro".In un messaggio inoltrato solo due giorni fa ai militanti dell'Ism, Rachel Corrie denunciava "il ricorso al fuoco indiretto di artiglieria" da parte di Israele contro i suoi compagni di lotta nel sud della Striscia di Gaza. In particolare, descriveva la lotta per la difesa di pozzi di acqua dolce del campo profughi di Rafah che, diceva, erano stati danneggiati in un bombardamento e non potevano essere riparati dai manovali palestinese senza esporsi al fuoco israeliano.Rachel Corrie era originaria di Olimpia (Washington) ed era arrivata a Rafah circa un mese fa. Viveva sotto una tenda assieme ad altri sette militanti della sua organizzazione. Da quella tenda partiva in "missioni quotidiane" di interposizione pacifica fra i palestinesi del vicino campo profughi e i militari israeliani [...].

Yebna (Striscia di Gaza)
Tom Hurndall
11 aprile 2002 - viene ferito alla testa.
13 gennaio 2003 - dopo un coma durato nove mesi, muore.

22 anni.
[...] A Rafah, sul confine tra Gaza e l'Egitto, Tom Handoll, 24 anni, inglese, è stato colpito alla testa da un proiettile israeliano mentre faceva scudo con il proprio corpo a un gruppo di bambini che attraversavano la strada a Yebna, una zona che da alcuni giorni, lamenta la popolazione, è sotto il tiro di cecchini israeliani che tengono a distanza i palestinesi. Le condizioni di Handoll sono apparse subito gravi. Condotto all'ospedale dell'Unrwa prima, poi a quello europeo di Khan Yunis infine in un ospedale israeliano, è stato dichiarato in serata clinicamente morto. Il 16 marzo, sempre a Rafah, Rachel Corrie venne travolta da una gigantesca ruspa militare mentre tentava di impedire la distruzione di una casa palestinese. Una settimana fa invece a Jenin (Cisgiordania) un altro militante dell'Ism, originario degli Stati Uniti, Brian Avery, è stato colpito al volto da un proiettile sparato da un blindato israeliano ed è tuttora ricoverato in un ospedale di Haifa, in condizioni gravi. Ieri sera l'intero Ism era sconvolto e piangeva la morte di un altro dei suoi attivisti in meno di un mese.
[...] Handoll nei mesi scorsi era stato anche in Iraq in protesta contro l'intervento militare anglo-britannico e poi in Giordania, dove ha lavorato in un campo profughi. Era giunto a Rafah giovedì scorso e si era unito ad altri 9 volontari dell'Ism. Tra questi c'è anche un italiano, Nicola Arboscelli, un "veterano" della zona di Rafah, dove ha contribuito all'inizio dell'anno a stabilire una presenza internazionale permanente nei campi profughi sottoposti alle incursioni continue di mezzi corazzati e bulldozer. "Da alcuni giorni la popolazione di Yebna protesta per il fuoco dei cecchini e dei mezzi corazzati, alcuni civili sono rimasti feriti, tra cui un ragazzino addirittura mentre era in casa - ci ha raccontato ieri sera Arboscelli - per questo i palestinesi ci hanno chiesto di intensificare la nostra presenza in modo da frenare gli israeliani. Eravamo intenzionati anche a montare una tenda. Ieri mattina, giunti sul posto, abbiamo trovato una tensione fortissima. A certo punto è cominciato il fuoco dei cecchini, Tom ha visto tre bambini in pericolo. E' riuscito a portarne uno al sicuro ma quando è ritornato in strada è stato colpito alla testa. Tom era riconoscibile, perché indossava una giacca arancione dell'Ism, quindi non è stato ucciso da un proiettile vagante ma da un colpo preciso"[...].
Si è spento per sempre Tom Hurndall, il giovane britannico di 22 anni rimasto in coma per nove mesi dopo che a Rafah, a sud della Striscia di Gaza, un soldato israeliano gli aveva sparato alla testa. Il pacifista e fotografo dell'International solidarity movement (Ism) è morto alle 19.45 di martedì a Londra. Dopo essere stato riportato in patria, era stato ricoverato nell'ospedale per neurodisabili di Putney. Il decesso è avvenuto per polmonite, ma in realtà Tom era morto il giorno stesso che il militare gli aveva sparato mentre aiutava alcuni bambini di Rafah ad attraversare la strada e mettersi in salvo. Il colpo, preciso alla testa, gli aveva devastato il cervello e da allora non aveva dato segni di ripresa. La madre Jocelyn, distrutta dal dolore, ha tuttavia riaffermato la sua determinazione a proseguire tutti gli sforzi per arrivare alla verità sulla morte di Tom e ha espresso l'auspicio che venga fatta piena luce anche sulla fine di Rachel Correy, la giovane pacifista americana uccisa lo scorso marzo da una ruspa israeliana mentre tentava di impedire la demolizione di una casa palestinese a Rafah. Nel caso di Tom le pressioni del Foreign office e le indagini svolte dalla famiglia contro l'iniziale indifferenza per l'accaduto dell'esercito israeliano - i parenti del giovane morto hanno raccolto ben 14 testimonianze e fatto effettuare a loro spese anche una perizia balistica - hanno portato ad un primo importante risultato.È stato infatti identificato e affronterà presto la Corte marziale il soldato che sparò il colpo mortale e ora il decesso di Tom aggrava le accuse a suo carico. Nel corso dell'inchiesta, il militare - di cui si sa soltanto che è un arabo di origine beduina - ha detto di aver puntato il fucile verso un uomo armato di pistola. In un secondo tempo ha ammesso di aver sparato nella direzione del giovane britannico, allo scopo di intimidirlo. Le sue giustificazioni sono apparse inconsistenti, le indagini svolte dalla famiglia Hurndall le hanno puntualmente smentite, e ora viene accusato di omicidio volontario. "Ci attendiamo un verdetto di condanna per un assassino che non ha esitato a fare fuoco su mio figlio che voleva soltanto aiutare dei bambini ad attraversare la strada e a mettersi in salvo durante una sparatoria", ha affermato Jocelyn Hurndall. Allo stesso tempo i familiari del giovane morto e gli attivisti dell'Ism guardano con sospetto all'improvviso desiderio di fare giustizia da parte dell'esercito israeliano.
Durante i tre anni di Intifada soltanto 10 soldati sono stati rinviati a giudizio per l'uccisione di palestinesi e nessuno di loro è stato condannato. Nel caso di Tom le autorità militari hanno accellerato le indagini e messo sotto accusa il soldato arrestato che, come credono tutti, verrà condannato ad una pesante pena detentiva. Il timore è che il soldato arabo, inquisito anche per uso di hashish, finisca per fare da capro espiatorio. "Noi invece vogliamo che l'esercito israeliano riveda il suo comportamento (nei Territori occupati palestinesi) e che insegni a tutti i suoi soldati a rispettare la vita di persone innocenti, palestinesi e straniere, senza eccezioni. Chiediamo che i soldati israeliani non colpiscano coloro che vengono in questa terra per portare soccorso e aiuti a persone indifese e senza colpa". Di fronte all'impegno della famiglia Hurndall e alle pressioni fatte dalle autorità britanniche su quella israeliane, è forte il rammarico per l'indifferenza del governo italiano nei confronti della morte del fotoreporter Raffaele Ciriello, ucciso a Ramallah nel marzo del 2002 da una raffica di mitra sparata da un blindato israeliano. Il governo Berlusconi non e' intervenuto in alcun modo per persuadere le autorità israeliane ad autorizzare la magistratura italiana a svolgere indagini a Ramallah volte ad accertare la verità sulla morte di Ciriello.

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