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Gli eccidi delle "forze dell'ordine" non si registrano solo in occasione di manifestazioni, scioperi, occupazioni.

Vi sono, in realtà, centinaia e centinaia di casi di uccisione e ferimento di cittadini da parte delle "forze dell'ordine", spesso anche non in servizio, che vanno ad accrescere il numero degli omicidi impuniti di questo nostro paese.

Riportiamo qui di seguito alcuni estratti dalla ricerca sui casi di uccisione e ferimento "da Legge Reale" in Italia dal 1975 al 1989 condotta dal Centro di Iniziativa Luca Rossi ["625 - Libro Bianco sulla Legge Reale (materiali sulle politiche di repressione e controllo sociale)" a cura del Centro di Iniziativa Luca Rossi].

I dati raccolti si riferiscono al periodo che va dall'entrata in vigore della legge Reale (28 maggio 1975) al 30 giugno 1989, e non considerano incidenti avvenuti in luoghi particolari quali commissariati, caserme, carceri, ospedali.

Permettiamoci solo una parentesi elencando alcuni dei poteri assegnati alle forze dell'ordine dalla legislazione italiana (tratto da "Le parole e la forza" di Amedeo Santosuosso - pag. 163 e segg. del "625 - Libro Bianco sulla Legge Reale" del Centro di Iniziativa Luca Rossi):

uso delle armi: la disciplina attuale, che amplia i casi di uso legittimo delle armi (art. 53 c.p.) e che prevede per gli agenti un regime processuale speciale e differenziato al fine di garantire una sostanziale impunità, risale alla legge 22 maggio 1975, n. 152 nota come "legge Reale";

i poteri di identificazione e di accompagnamento con la forza negli uffici di polizia (con possibilità di trattenere la persona fino a 24 ore) sono stati introdotti dalla legge 18 maggio 1978, n. 191 nota come "decreto Moro" (il fermo di polizia vero e proprio era stato introdotto temporaneamente dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15 nota come "legge Cossiga", ma non è più stato rinnovato dal 1982: di conseguenza non esiste più nel nostro ordinamento);

l'interrogatorio di polizia ha varie forme e si presenta o come "interrogatorio dell'indiziato" (regolato nella forma attuale - art. 225 c.p.p. - dal 1974: legge 14 ottobre 1974, n. 497) oppure come "sommarie informazioni" senza difensore (art. 225 bis c.p.p. introdotto dalla legge 18 maggio 1978, n. 191 nota come "decreto Moro"), oltre che come "dichiarazioni spontanee" (che da sempre, a dispetto del loro nome, coprono tutto il possibile!);

il fermo di indiziati di reato è regolato dall'art. 238 c.p.p. la cui formulazione attuale nella parte essenziale, relativa ai presupposti che rendono legittimo il potere di fermo, risale alla legge 6 febbraio 1980, n. 15, nota come "legge Cossiga";

la perquisizione personale "sul posto", senza autorizzazione del magistrato, "al solo fine di accertare l'eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione", che dà un potere praticamente illimitato alla polizia, è stata introdotta con l'art. 4 della legge Reale;

la perquisizione per blocchi di edifici, e cioè la possibilità per la polizia (anche su comunicazione soltanto telefonica al magistrato) di perquisire interi quartieri, fermando anche il traffico e la circolazione, è stata introdotta con la legge 6 febbraio 1980, n. 15 (legge Cossiga);

le intercettazioni telefoniche sono praticamente da considerarsi "liberalizzate", visto che è possibile che siano rivolte anche a chi non è indiziato di reato (legge 22 maggio 1978, n. 191) e che siano estese in modo particolare ai sottoposti a misure di prevenzione (legge 13 settembre 1982, n. 646).

Il quadro va completato ricordando il regime carcerario speciale previsto per gli agenti di pubblica sicurezza detenuti per reati commessi per causa di servizio: la legge Cossiga (art. 12) prevede che le misure restrittive della libertà personale siano scontate in una sezione speciale di un istituto penitenziario oppure in un carcere militare. Nelle grandi linee la situazione si presenta così:

- le forze di polizia godono attualmente di un complesso di poteri particolarmente ampio che è a loro disposizione sempre, sia che venga usato che non. Questi poteri vanno dall'impatto violento (uso delle armi e poteri di privazione della libertà e di interrogatorio) alla possibilità ampia di effettuare intercettazioni;

- gli agenti di polizia che eccedano tali limiti, già particolarmente ampi, possono contare anche su un regime processuale di favore (l'avocazione alla procedura generale di cui all'art. 27 della legge Reale) e, per l'ipotesi non particolarmente probabile di condanna a pena detentiva, in un trattamento carcerario che è facile intuire di miglior favore;

- questo complesso di poteri risulta recentemente ulteriormente valorizzato per differenza: dopo le recenti leggi dell'agosto '88, che hanno posto limiti ai poteri di cattura della magistratura (la legge 3 agosto 1988, n. 327 e la legge 5 agosto 1988, n. 330, consentono la privazione della libertà solo ove vi siano effettive esigenze cautelari) i poteri della polizia di privare della libertà personale sono decisamente più ampi di quelli dei giudici.

Di seguito, la descrizione di alcuni casi di uccisione "da legge Reale" dal 1975 al 1989 (ne riportiamo 48 sui 625 totali che mostrano le diverse situazioni in cui si sono verificati).

Si tenga presente che la descrizione del caso riporta in estrema sintesi lo svolgimento dei fatti come è stato desunto dalle fonti (vari quotidiani italiani). Si è mantenuta la versione ufficiale comparsa sulla stampa, anche quando palesemente poco credibile.

Anno

Breve descrizione del caso

1975

7 giugno - Nuoro
Achille Floris

18 anni.
Viene ucciso da una raffica di mitra sparata da un carabiniere, mentre a bordo di una Fiat500 non si ferma ad un posto di blocco.

12 novembre - Fizzonasco (MI)
Gerardino Diglio

13 anni.
Due carabinieri sorprendono quattro ragazzi su un'auto rubata. I ragazzi fuggono, uno dei militi spara una raffica di mitra e uccide Gerardino Diglio con tre pallottole nella schiena.

1976

12 febbraio - Torino
Luigi Ciaccia

27 anni.
Il giovane viene sorpreso con altri a rubare in una macelleria da un agente di polizia. Ne nasce una colluttazione e dalla pistola dell'agente partono tre colpi, uno dei quali colpisce Ciaccia ad un polmone, uccidendolo.

5 giugno - Milano M. (RA)
Pietro Presepi

61 anni.
Nel corso di una ispezione all'interno della Banca del Monte di Bologna e Ravenna, i carabinieri sparano e uccidono il custode. Il colpo mortale è partito dalla pistola di un brigadiere.

19 giugno - Torino
Salvatore Fabbricatore

21 anni.
Dentro un bar, Fabbricatore e alcuni amici deridono il carabiniere in borghese Levrieri, il quale risentito punta la pistola alla tempia di Fabbricatore che si mette a ridere. Infuriato Levrieri preme il grilletto e lo uccide.

19 dicembre - Cagliari
William Spiga

18 anni.
Sorpreso a bordo di una moto priva di targa, che guidava senza patente, non si ferma all'alt intimato dalla polizia ad un posto di blocco e, dopo un inseguimento, viene ucciso.

1977

17 marzo - Torino
Bruno Cecchetti

20 anni.
Fermo nella sua auto vicino al carcere delle Nuove, alla richiesta di documenti da parte del brigadiere dei carabinieri Giorgio Vinardi tende la mano verso il cruscotto. Il gesto viene interpretato come un tentativo di armarsi: ucciso da 4 colpi di mitra.

17 giugno - Roma
Aster Chiros

19 anni.
Ragazza etiope viene uccisa accidentalmente da un colpo d'arma sparato da un carabiniere, che stava mostrando la sua pistola alla ragazza.

17 settembre - Teramo
William Marinelli

16 anni.
Ruba un'auto e dopo un inseguimento da parte di due agenti viene ucciso da un colpo al cuore. Secondo la polizia, l'agente stava sparando in aria, quando il collega scivolando gli è caduto addosso e gli ha fatto abbassare la mira.

1978

22 gennaio - Torino
Felice Cannavazzuolo

24 anni.
La notte tra sabato 21 e domenica 22 il brigadiere di p.s. viene ucciso accidentalmente dal collega ventenne Giampiero Dinoreso, il quale, per bloccare un'auto che non si era fermata, spara una raffica di mitra.

16 novembre - Strada prov. Potenza
Angelo D'Andrea

22 anni.
Viene ucciso da un colpo d'arma da fuoco sparato contro l'auto del padre, che non si era fermato all'alt, non avendo visto il posto di blocco dei carabinieri.

4 dicembre - Roma
Paolo Di Paolo

16 anni
Ucciso da una raffica di mitra esplosa dal brigadiere Verdello contro 5 rapinatori. Il giovane si trovava sulla porta di un elettrauto, dove poco prima si era rifugiato un rapinatore che aveva assaltato la vicina agenzia della Cassa di Risparmio.

1979

15 febbraio - Milano
Anonima

25 anni.
Una donna viene uccisa dai carabinieri durante una sparatoria tra questi e alcuni malviventi in via Verdi. La donna, richiamata dagli spari, si era affacciata alla finestra.

2 marzo - Messina
Giuseppe Catalfano

25 anni.
Viene ucciso da un colpo di pistola esploso da un metronotte, insospettito da una vettura che faceva la spola dinanzi ad un istituto di credito. Il colpo sarebbe partito accidentalmente, mentre il vigile inciampava.

7 aprile - Firenze
Elio Marcucci

36 anni.
A bordo di un'auto con due amici viene ucciso per errore ad un posto di blocco, pur provenendo dalla direzione opposta a quella in cui era stato intimato l'alt. Ad un agente di p.s. "sfugge" una raffica e Marcucci viene colpito alla nuca.

1980

31 gennaio - Roma
Anna Maria Minci

52 anni.
Viene uccisa mentre sta facendo la spesa, durante una sparatoria contro una Fiat500 che tentava di allontanarsi dopo aver sfondato un posto di blocco. Gli agenti inseguono l'auto e sparano uccidendo la donna che era sul marciapiede.

28 marzo - Napoli
Antonio Coppola e Andrea Verole

21 e 19 anni.
Due giovani vengono uccisi da un carabiniere in borghese, Antonio Cioffo di 20 anni. Prima delle ore 22 Cioffo si trovava alla guida della sua Fiat128 con altri due colleghi. Prende una contravvenzione ed i due giovani, che si trovano su un'auto poco distante, si mettono a ridere.
Successivamente, secondo la versione dei c.c., Coppola e Verole scendono dall'auto e prendono a pugni Cioffo attraverso il finestrino. Il milite spara e colpisce in bocca Coppola e alla schiena Verole.

26 giugno - Livorno
Matteo De Sanctis

24 anni.
Alla richiesta degli agenti di esibire i documenti, tenta la fuga. Un agente di polizia, nell'intimargli l'alt, inciampa e un colpo di pistola partito accidentalmente raggiunge il ragazzo alla testa.

1981

7 gennaio - Roma
Laura Rendina

28 anni.
La ragazza si era fermata in auto con altri parenti vicino all'abitazione della famiglia Moro e di altri politici, quando sente battere ai finestrini e si trova puntata una pistola. Presa dal panico riparte, ma viene raggiunta da colpi sparati all'impazzata dalla Digos.

12 gennaio - Firenze
Roberto Panicali Frosali

32 anni.
Stava ritornando in banca dopo l'intervallo a bordo del suo motoscooter, quando viene ucciso da una raffica di mitra sparata da un agente di sorveglianza, che dichiara che il colpo è partito accidentalmente, poiché il mitra si era impigliato nel giaccone.

26 luglio - S. Ben. del Tronto (AP)
Ennio Illuminati

35 anni.
Viene ucciso da tre colpi di pistola sparati da un agente della Digos. In compagnia della sua fidanzata, non si era fermato al posto di blocco istituito da agenti in borghese e, temendo di essere vittima di malintenzionati, aveva cercato di fuggire.

25 ottobre - Somma Ves. (NA)
Pasquale Ammirati

19 anni.
Allo stadio scoppiano incidenti tra tifosi e i carabinieri intervengono per stroncarli. Un milite ferma Ammirati per chiedergli i documenti. Il ragazzo fugge e un colpo di pistola, partito "accidentalmente", lo colpisce alla nuca uccidendolo.

7 dicembre - Santena (TO)
Pietro Sodaro

24 anni.
Si ferma ad un posto di blocco dei carabinieri, a bordo della sua Fiat500 in compagnia della moglie. Alla richiesta dei documenti infila la destra nella giacca per prendere il portafogli. Un milite spara una raffica mortale, che lo colpisce alla testa.

1982

21 febbraio - Chiari (BS)
Roberto Bellotti

27 anni.
Viene ucciso da una raffica di mitra esplosa da un carabiniere, perché in auto con un amico non si era fermato ad un posto di blocco. Il carabiniere che ha sparato ha avuto l'impressione che volessero far fuoco contro di lui. I due erano disarmati.

26 agosto - Brescia
Giuseppe Brescianini

87 anni.
I carabinieri inseguono un giovane su un'auto rubata. Durante l'inseguimento, sparano una raffica di mitra che uccide un passante, Brescianini, che transitava in bicicletta.

4 ottobre - Napoli
Francesco Valenzese

18 anni.
A bordo di una moto assieme ad un amico viene fermato dai vigili urbani, perché sospettato di aver compiuto uno scippo. Ne nasce una colluttazione e un vigile, a suo dire allarmato perché il ragazzo infila una mano in tasca, gli spara un colpo alla nuca.

1983

9 gennaio - Roma
Giuseppe Napoli

49 anni.
Viene ucciso da uno dei proiettili esplosi da una pattuglia di polizia, all'inseguimento di alcuni rapinatori in fuga. L'uomo era fermo con la sua vettura, a bordo della quale c'erano anche la moglie e la figlia.

11 maggio - Prov. di Brescia
Fabio Spinetti

26 anni.Alla guida della propria auto non riconosce i carabinieri in borghese ad un posto di blocco istituito dopo una rapina. Procede e viene ucciso da alcuni colpi di pistola.

25 maggio - Napoli
Mario Vitolo

30 anni.
Cameraman di Telenapoli, con un amico è fermo al parcheggio della rete televisiva. Viene fermato da un'auto civetta con 4 poliziotti a bordo. Mentre porta la mano alla giacca per prendere i documenti, parte una raffica di mitra che lo uccide e ferisce l'amico.

1984

6 febbraio - Torino
Renato Cavallaro

44 anni.
Durante l'inseguimento di un ricercato, un poliziotto in borghese a bordo di un'auto civile si ferma ad un semaforo rosso, scende e, in posizione di tiro, spara alcuni colpi. L'operaio Cavallaro, che si trovava all'uscita di una cabina telefonica, viene ucciso.

18 giugno - Roma
Luigi Corsi

23 anni.
Un poliziotto lo insegue dopo averlo sorpreso a bordo di un'auto rubata. Spara e lo uccide. Secondo il poliziotto, il colpo è partito accidentalmente.

10 ottobre - Sesto Fiorentino (FI)
Laura Sali

21 anni.
Due carabinieri in borghese intimano l'alt ad un'auto in transito, sulla quale viaggiano la ragazza ed un suo amico. L'auto non si ferma e i carabinieri sparano, uccidendo Laura Sali.

1985

25 gennaio - Palermo
Marcello Russo

16 anni.
Notato in atteggiamento sospetto intorno ad un'auto, all'alt intimato da un brigadiere dei carabinieri, scappa e viene colpito a morte alle spalle.

9 marzo - Trieste
Piero (Pedro) Greco

38 anni.
Ricercato per motivi politici viene ucciso con numerosi colpi di pistola sparatigli da distanza ravvicinata nell'androne di casa e per strada da agenti della Digos e del Sisde.

22 ottobre - Caserta
Giuseppe Sarzillo

20 anni.
Operaio saltuario incensurato, a bordo di una Fiat127 con la fidanzata, forse per l'oscurità o per la pioggia, non si ferma ad un posto di blocco dei carabinieri, che, scambiatolo per un delinquente, sparano: lui muore e la fidanzata resta ferita.

1986

23 febbraio - Milano
Luca Rossi

[www.luca-rossi.it]

20 anni.
Un poliziotto della Digos, Pellegrino Policino, fuori servizio interviene in una lite tra automobilisti partecipandovi attivamente. Quando i due "aggressori" fuggono in auto, il poliziotto spara due colpi e uccide Luca che stava andando a prendere la filovia.

20 luglio - Palermo
Antonio Bellanti

21 anni.
Viene ucciso da un colpo alla schiena sparato da un poliziotto, che a bordo di un'auto pattuglia lo stava inseguendo, giudicandolo un presunto rapinatore. L'agente sostiene di aver sparato accidentalmente due colpi in seguito all'urto con l'auto dei fuggitivi.

1 agosto - Napoli
Antido Di Grazia

23 anni.
Viene ucciso con un colpo di pistola alla fronte, sparato da un carabiniere in borghese a cui aveva tentato di scippare una catenina.

1987

8 gennaio - Villaricca (NA)
Massimo Flocco

24 anni.
Con amici è in auto in attesa delle ragazze per andare a ballare. Tre poliziotti fuori servizio e in borghese si avvicinano armi in pugno, avendoli scambiati per rapinatori. Sentendosi in pericolo, i giovani fuggono, gli agenti sparano e uccidono Flocco.

27 febbraio - Cinquefr. (RC)
Rocco Ciccone

25 anni.
Handicappato viene ucciso dai colpi di pistola sparati da un carabiniere. Per i militari era armato, anche se nessuno ha mai visto la pistola.

1 agosto - Bari
Francesco De Scala

21 anni.
Secondo la versione ufficiale, il giovane viene ucciso "accidentalmente" da alcuni carabinieri, dopo che era stato visto aggirarsi con fare sospetto nei pressi dell'Hotel Riviera e, alla vista dei militi, aveva cercato di fuggire.

1988

20 febbraio - Alberobello (BA)
Marco Pertosa

19 anni.
Sulla propria auto con alcuni amici, il giovane viene affiancato da una golf con a bordo due guardie giurate che gli intimano l'alt. Temendo un'aggressione i giovani fuggono, una delle guardie spara alcuni colpi di pistola e uccide il giovane.

25 marzo - Foria (SA)
Mario De Robbio

17 anni.
Un giovane passante viene ucciso tra la folla con un colpo alla testa, sparato da un poliziotto durante l'inseguimento di un malvivente sorpreso a taglieggiare un negoziante.

10 settembre - Nule (SS)
Salvatorangelo Mellino

16 anni.
Un giovane pastore sbeffeggia un carabiniere in licenza, dicendogli "Sei uno sbirro!". Quest'ultimo gli scarica addosso l'intero caricatore della pistola d'ordinanza, uccidendolo.

1989

14 gennaio - Guidonia (Roma)
Gaetano Serio

30 anni.
Tre sospetti scippatori vengono fermati a bordo della loro auto da una pattuglia di carabinieri. Uno tenta di fuggire sull'auto dei c.c., che sparano e lo uccidono.

7 aprile - Milano: Omicidio Luca Rossi. Pellegrino Policino è stato condannato per omicidio colposo, accidentale, ad 8 mesi di reclusione con la sospensione della pena per 5 anni, senza menzione sulla fedina penale.

14 aprile - Palermo
Stefano Consiglio

17 anni.
Mentre tenta di rubare un'autoradio, viene sorpreso da un poliziotto. Secondo la versione ufficiale, l'agente spara perché gli abitanti del quartiere tentano di liberare il ragazzo. Il proiettile gli attraversa la testa ferendolo a morte.

27 giugno - Nave (BS)
Claudio Ghidini

19 anni.
Un'auto con tre giovani a bordo viene fermata dai carabinieri per un controllo. Un milite intima a Ghidina di salire sulla sua auto: il giovane si rifiuta per aspettare gli amici, ma viene preso a schiaffi e poi ucciso da un colpo di pistola alla testa.

Ora riportiamo alcune elaborazioni effettuate dal Centro di Iniziativa Luca Rossi sulla totalità dei dati raccolti dal giugno 1975 al giugno 1989.

Vittime della legge Reale divise per anno

Anno

Morti

Feriti

Totale

1975*

10

3

13

1976

10

9

26

1977

15

22

37

1978

19

10

29

1979

20

40

60

1980

12

28

40

1981

19

30

49

1982

17

27

44

1983

12

25

37

1984

19

16

35

1985

17

39

56

1986

24

33

57

1987

22

34

56

1988

20

30

50

1989**

11

25

36

Totale

254

371

625

* le rilevazioni del 1975 vanno da giugno a dicembre e sono quindi da rapportare a sei mesi.
** le rilevazioni del 1989 sono relative ai primi sei mesi, da gennaio a giugno.


254 morti e 371 feriti.
E sono solo i dati dal 1975 al 1989!



Vittime della legge Reale secondo il tipo di forze dell'ordine

Forze dell'ordine

Morti

Feriti

Totale

agenti di custodia

2

3

5

carabinieri

123

155

278

esercito

1

2

3

finanzieri

2

5

7

polizia

103

167

270

polizia privata*

13

12

25

vigili

6

22

28

altri non catalogati

3

6

9

Totale

254

371

625

di cui

     

agenti fuori servizio

19

29

48

agenti in borghese

38

54

92

* guardie private, metronotte, vigilantes.


Vittime della legge Reale secondo il tipo di "reato presunto"

 

Morti

Feriti

Totale

Assenza di reato (attegg. sospetto, doc. irregolari, ricercato, estraneità)

3

2

5

Rapporto con le forze dell'ordine (inoss. provvedimenti, oltraggio, resistenza)

123

155

278

Reati gravi, o contro la persona (estorsione, lesioni, rapina, tentati o consumati)

1

2

3

Microcriminalità (lite, minaccia, rissa)

2

5

7

Droga (spaccio)

103

167

270

Altri reati

13

12

25

Totale

254

371

625

Nota: la presenza di complici riguarda il 37% dei casi, mentre la flagranza, intesa come contestualità tra il compimento del presunto reato e l'intervento delle forze dell'ordine, riguarda il 67% dei casi.


Armi di cui erano dotate le vittime
Nessuna arma nel 90% dei casi, il restante 10% è così suddiviso:

Tipo di arma

Numero casi

arma non precisata

10

pistola

26

bottiglia incendiaria

1

fucile

2

Armi improprie

 

pistola lanciarazzi

4

martello

1

pugnale

1

coltello

7

punteruolo

1

forbici

1

ascia

1

Totale

51

Vanno aggiunti 13 casi in cui le vittime possedevano oggetti che non sono considerati né arma, né arma impropria come: pistola giocattolo, pietra, tagliaunghie, siringhe, ecc.


Ripartizione delle vittime per classi di età

Fasce di età

Numero casi

Età non conosciuta

69

Meno di 15 anni

25

Tra 15 e 17 anni

77

Tra 18 e 25 anni

250

Tra 26 e 35 anni

123

Tra 36 e 50 anni

58

Oltre i 50 anni

23

Totale

625

La nomenclatura "età non conosciuta" riguarda quei casi in cui negli articoli dei quotidiani non viene riportata l'età della vittima.



La ricerca del Centro di Iniziativa Luca Rossi si ferma al giugno del 1989.

Sono di poco tempo fa altre vittime. Riportiamo le notizie, così come pubblicate da alcuni quotidiani:

1993

20 aprile - Livorno
Maurizio Tortorici

22 anni.
Aprile 1993, Livorno è in piena crisi occupazionale. [...] Ma è comunque Livornomania: la squadra di Zoratti è in piena corsa promozione. Domenica 18 vince in trasferta a Sanremo e si porta ad un punto dalla capolista Vogherese. Segnano Campistri e Moschetti, doppietta, per la gioia dei mille tifosi al seguito. Tra quei mille c'è anche un giovane meccanico di 22 anni, con la passione per la moto, Maurizio Tortorici. Un ragazzo responsabile e ben voluto. Lo conoscono un po' tutti, abita nel quartiere San Marco, in via Tranquilli. Una via che gli si addice: per la gente è il classico bravo bimbo. È martedì 20. Da giorni Maurizio sta lavorando ad una moto, una Kawasaki X 250. Verso le 13.15 esce di casa: è ansioso di provarla. Passa da via Solferino, al Bar Danila, dove è solito fermarsi, con lui un amico. Prendono via Salvatore Orlando, l'amico si ferma alle Officine Lami, Maurizio prosegue il suo giro di prova, forse accelera, forse impenna. Su quel tratto è in servizio la Volante della Polizia Stradale comandata dal livornese Flavio Pontanari. Nel weekend i carabinieri hanno ritirato 5 patentini, 10 carte di circolazione e sequestrato 25 ciclomotori. Probabilmente Maurizio lo sa, come sa che la sua moto è senza assicurazione. Probabilmente pensa al padre, che ha problemi di salute: non vuole dargli pensieri, non vuole farlo agitare. Alla sprovvista viene colto da tutti questi pensieri. È un attimo, una scelta istintiva, dá gas. Parte l'inseguimento. Dal finestrino della Volante spunta una pistola. In piazzale Zara vengono esplosi due colpi. Una prima sbandata della moto, poi la svolta in via delle Cateratte. La strada si restringe, un camion gli viene incontro, Maurizio lo evita sterzando bruscamente ma perde il controllo, sbanda violentemente e cade. La moto si va ad incastrare nel guard-rail. Sono circa le 14. Maurizio è a terra, stordito e sulle ginocchia. Il poliziotto Pontanari, arma in pugno, scende dall'auto. Gli balza davanti, gli punta contro la Beretta ed esplode un colpo che colpisce Maurizio all'addome. Pontanari viene allontanato dal collega, la macchina viene circondata da una folla rabbiosa. Arrivano tre volanti, si fanno strada con pistole e mitragliette. Maurizio nel frattempo viene soccorso da un automobilista che lo porta all'ospedale. L'operazione finisce alle 17.30, così come la sua vita. Per i familiari e i molti amici accorsi è una tragedia immane, ma è tutta la città che si sente ferita. Nella notte non mancano momenti di tensione davanti alla questura. Il giovedì successivo 5mila studenti scendono in piazza e convergono nuovamente alla questura dove protestano con un sit-in obbligando il Questore a scendere e dare spiegazioni. Allo stadio uno striscione per Maurizio fa il giro del campo. Un altro, Maurizio nel cuore della Nord è steso sopra lo striscione Fedayn. Partano le indagini, si ipotizza l'omicidio volontario. Ma l'arma è difettosa. Passano 10 anni, Pontanari viene condannato per omicidio colposo. Fa circa due anni, poi la pena è sospesa. Torna a lavorare, prima a Viareggio poi alla questura di Lucca come impiegato civile. Intanto lo Stato vuole da lui i soldi che ha dovuto risarcire alla famiglia Tortorici. Il Tirreno ne racconta il dramma. In una clamorosa intervista il povero omicida accusa la Polizia stessa di mobbing nei suoi confronti. La mattina del 7 febbraio 2006 sale sul tetto del Tribunale di Viareggio e minaccia di buttarsi di sotto. Si dice disperato perché deve pagare allo Stato 125mila euro. Il giorno dopo Stefania Tortorici, sorella di Maurizio, legge la notizia e scrive immediatamente una lettera: altro che soldi, dovrebbe sentirsi disperato per aver ucciso suo fratello. Pontanari dice che da quel giorno la sua vita è diventata un inferno. Ma è sempre la stessa storia, le solite lacrime di coccodrillo. Le armi in faccia continuano ad essere puntate lo stesso, difettose o meno che siano. Ed un brivido corre sulla schiena a ripensare alle parole, raccolte dai testimoni, che Maurizio, sanguinante, pronunciò sul selciato: «Mi hanno sparato. Non ho fatto niente. Muoio...».

2000

21 luglio - Napoli
Mario Castellano

17 anni.
"Un colpo di pistola sparato da un poliziotto inferocito per aver fatto una brutta figura davanti a decine di persone. Così, secondo le testimonianze raccolte dai cronisti, sarebbe morto questa notte a Napoli, Mario Castellano, 17 anni, incensurato, figlio di un negoziante della zona di Agnano. Morto perché, nonostante i rimproveri e le minacce paterni, insisteva a correre in motorino senza casco. Morto, forse, per aver "beffato" con uno scarto il poliziotto che gli aveva teso un assurdo "agguato" dopo che Mario non si era fermato all'invito ad accostare.Tutto è successo in pochi minuti, in un vialone alberato che porta all'ippodromo di Agnano. [...] Mezzanotte passata, il ragazzo percorre il viale in motorino. E' senza casco (e, ma si saprà solo dopo, anche senza documenti e assicurazione), la volante del commissariato di zona di Bagnoli lo affianca e l'agente a lato dell'autista lo invita ad accostare. Lui non se ne dà per inteso e prosegue verso una "rotonda" dove si può girare e tornare indietro sul controviale. Adesso, dunque, Mario risale in direzione opposta a quella dell'auto della polizia. La volante si ferma, il poliziotto scende e si nasconde tra i cespugli che separano le due corsie del viale. Vuol tendere un "agguato" al ragazzo. Quando Mario gli passa accanto, l'agente salta fuori per afferrarlo ma sbaglia la presa e cade rovinosamente suscitando le risate dei venditori di cocomeri e dei loro clienti che osservano la scena: chi ride, chi urla, chi applaude. Il poliziotto si alza, è furibondo, estrae la pistola d'ordinanza, prende la mira. Per Mario è finita. Davanti al corpo del ragazzo, morto a fianco del suo motorino, si scatena la protesta di amici, familiari, passanti. Il padre piange e si dispera. Proprio lui, qualche giorno fa, lo aveva minacciato: "Se ti beccano un'altra volta senza casco, ti sequestro il motorino". Ecco, erano questi gli unici precedenti del ragazzo: guida senza casco. Aveva preso diverse multe. Per evitare l'ennesima con annesso castigo, ci ha rimesso la vita. Fin qui la storia raccontata da chi ha visto. La versione della Questura non è molto diversa. Almeno fino al punto in cui il poliziotto scende dall'auto e cerca di fermare il ragazzo. Il questore, Nicola Izzo ha riferito che l'agente: "Se l'è visto venire incontro, credeva che il ragazzo volesse investirlo. Poi, invece, l'ha schivato e, a questo punto il poliziotto è caduto. Mentre si rialzava, non si sa ancora bene come, è partito un colpo". Il Questore stesso ha aggiunto: "Aspettiamo comunque l'autopsia per capire distanze, traiettorie e quant'altro... Ma non credo si possa parlare di fatalità". [...]"

2002

17 dicembre - Napoli
Vincenzo Pennino

18 anni.
"Ucciso a diciotto anni, durante un tentativo di rapina, per mano di un un agente di polizia fuori servizio. E' accaduto ieri sera nell'hinterland napoletano, in una piazzola di emergenza vicino alla Rotonda di Arzano.Il ragazzo morto si chiamava Vincenzo Pennino. Insieme a lui c'erano tre complici, anche loro giovanissimi: uno, Pasquale P., ha appena 16 anni, un altro, Alessandro D'Urso, ne ha 21. Del terzo non si conosce ancora l'dentità.E veniamo alla ricostruzione dei fatti. Il poliziotto era in macchina, una Skoda, con la fidanzata, e aveva parcheggiato in una piazzola di emergenza. Secondo quanto si è appreso, da un cavalcavia che sovrasta in linea d'aria la piazzola, quattro giovani, che avevano visto l'auto in sosta, si sono diretti verso la vettura. Due di loro, disarmati, hanno rotto un finestrino dell'auto con delle rondelle di ferro, probabilmente per rapinare la coppia.Il poliziotto ha reagito, proprio mentre uno degli altri due complici, che erano distanti una ventina di metri dall'auto, ha esploso un solo colpo di pistola. L'agente di polizia - la zona era avvolta da una fitta nebbia - ha allora sparato a sua volta un unico colpo di pistola, nella direzione della fiammata esplosa dal rapinatore. Il ragazzo è morto sul colpo.L'agente ha poi bloccato altri due componenti della banda (D'Urso e il minorenne), entrambi vicini alla sua auto, e ha avvertito con il cellulare i colleghi. L'altro, invece, è riuscito a fuggire. I due fermati sono stati poi interrogati dal magistrato."

2003

4 gennaio - Napoli
Salvatore Di Matteo

13 anni.
"Un ragazzino di 13 anni è stato ucciso stasera a Napoli da un poliziotto fuori servizio che stava cercando di rapinare, insieme ad un complice di 17 anni. L'agente ha reagito al tentativo di rapina sparando alcuni colpi di pistola che hanno ferito a morte il più giovane degli aggressori, mentre il 17enne è stato colpito ad una spalla [...]".""Stavo andando a casa della mia ragazza - ha detto il poliziotto che si chiama anche lui Salvatore, ha 19 anni, da uno in servizio - quando mi son accorto che da un gruppetto di giovani due di essi hanno cominciato a seguirmi". "Quei due ragazzi - il racconto è stato riportato dal suo legale - avevano i berretti che coprivano in parte il volto, ho capito che volevano farmi del male e ho cercato di tornare indietro. Anche i due hanno fatto la stessa manovra e allora ho capito che volevano il mio motorino". Il poliziotto ha poi detto che a guidare il ciclomotore, rubato il 19 dicembre scorso in via Tasso, a Napoli, era Salvatore, 13 anni, mentre sul sellino posteriore sedeva Thomas, 17 anni, che impugnava la pistola giocattolo, priva del tappo rosso. "Dammi il motorino, dammi il motorino, ha urlato quello con la pistola", ha raccontato l'agente al Pm. Poi, quando i due malviventi si sono resi conto che il poliziotto esitava, il ragazzino di 13 anni avrebbe urlato al suo complice diciassettenne: "Sparagli a questo bastardo, sparagli". A quel punto, l'agente ha reagito: "Ho impugnato la pistola d'ordinanza e ho sparato dall'alto verso il basso. Ma, lo giuro, non volevo colpire nessuno, non volevo uccidere, mi dispiace per quello che è accaduto". Fallita la tentata rapina i due ragazzi, nonostante il tredicenne fosse ferito alla scapola e il diciassettenne al braccio, sono fuggiti a bordo del motorino verso l'hinterland napoletano. Poi hanno proseguito a piedi cercando di raggiungere l'Asse mediano, la strada che collega Napoli ai comuni della periferia. Qui Salvatore è caduto morente [...]".

21 gennaio - Catania
Gregorio Fichera

18 anni.
"Ha rubato un'auto, non si è fermato all'alt dei carabinieri, è stato ucciso da un colpo partito all'improvviso dalla pistola di uno dei militari. E' morto così Gregorio Fichera, 18 anni, garzone di pasticceria incensurato. Il proiettile gli ha perforato un polmone e inutile è stata la corsa in ambulanza verso l'ospedale dove il ragazzo è arrivato già morto. Intorno alle 20,30 di ieri a Riposto, in provincia di Catania, i carabinieri ricevono la segnalazione del furto di un'auto, una Lancia Y10. Una pattuglia in servizio in paese poco dopo intercetta l'auto. I militari intimano al conducente di fermarsi ma inutilmente.Comincia un inseguimento che va avanti per circa tre chilometri. Al volante dell'auto rubata c'è Gregorio Fichera, dietro di lui, nella Fiat Uno dei carabinieri, due militari. Quello che non è alla guida, un appuntato di 40 anni, impugna la pistola e spara, a più riprese, dei colpi in aria. Ma Gregorio non si ferma e continua a premere sull'accelleratore. Ad un tratto perde il controllo della Y10 e tampona diverse auto in sosta prima di finire la sua corsa contro un muro. E' a questo punto che, di scatto, il ragazzo scende dalla vettura. L'auto dei carabinieri frena bruscamente e il brusco stop proietta in avanti il militare che ha sempre l'arma in mano. Così, a causa del contraccolpo, spiega nella sua ricostruzione l'appuntato, parte accidentalmente il proiettile che uccide il ragazzo. Gregorio Fichera si accascia per terra rantolando. Il proiettile gli ha trapassato il fianco, perforandogli un polmone. Le sue condizioni appaiono subito disperate e, nonostante arrivi in pochi minuti un'ambulanza, all'ospedale Sant'Isidoro il ragazzo arriva già morto. Mentre nella caserma dei carabinieri di Giarre il sostituto procuratore Agata Santonocito ascolta le dichiarazioni dell'appuntato, a Riposto, i due centri sono confinanti, si è sparsa la notizia della tragica fine del giovane. "Era un bravo ragazzo, un ragazzo tranquillo" dicono di lui amici e conoscenti.Si scagliano disperati contro i carabinieri, invece, i familiari di Gregorio, radunati all'obitorio dell'ospedale. "Mio nipote era disarmato - grida il nonno paterno, omonimo del ragazzo - ed è stato ucciso. Vogliamo giustizia, non si può morire così. Era un bravo ragazzo". Il padre di Gregorio, Vincenzo Fichera, dipendente comunale, chiede che "la giustizia faccia il proprio corso"".

17 marzo - Napoli
Pasquale Lamagna

31 anni.
Hanno tentato di rapinarlo in pieno giorno, a pochi passi dalla Stazione centrale, puntandogli una pistola alla testa. Ma la "vittima", un carabiniere fuori servizio, ha reagito e ha sparato, uccidendo uno dei due aggressori. Mentre l'altro si è dato alla fuga. E' accaduto questa mattina a Napoli: un ennesimo episodio di violenza che scuote la città.
Il carabiniere era in compagnia di un'altra persona che aveva appena prelevato in una banca 1.500 euro in contanti. Mentre i due stavano per entrare in un'auto parcheggiata, vicino all'hotel Terminus in piazza Garibaldi, si sono avvicinate due persone armate, che hanno chiesto la consegna del denaro.
Il militare dell'Arma ha tentato di convincerli a desistere; i rapinatori, però, hanno continuato a minacciare gli altri due con una pistola. A questo punto il carabiniere ha estratto a sua volta l'arma dalla fondina e ha sparato due colpi, uno dei quali ha raggiunto uno dei banditi, uccidendolo all'istante. Accanto a lui la sua arma, una calibro 9. Il complice è scappato a piedi. E' ora in corso una battuta in tutta la zona della stazione centrale, alla ricerca del fuggitivo.
Poco dopo, l'uomo rimasto ucciso è stato identificato: si tratta di Pasquale Lamagna, 31 anni, napoletano, con precedenti per rapina. Ancora sconosciuta, invece, l'identità del suo complice.
E, a rendere ancora più drammatica la vicenda, c'è il suo verificarsi in pieno giorno, tra la folla. Nelle parole della gente, anche tanta esasperazione. "Chi è stato, un carabiniere a sparare? Forse non ne poteva fare proprio a meno": questo il commento di un anziano passante.

21 luglio - Roncadelle (BS)
Stefano Cabiddu

23 anni.
"La pistola era carica. Sono scivolato ed è partito il colpo". E' questa la ricostruzione fatta di fronte al procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, dall'appuntato dei carabinieri che lunedì ha sparato ed ucciso un giovane durante un controllo presso un centro commerciale di Roncadelle (Brescia).
Il carabiniere ha raccontato di aver sentito delle voci apparentemente minacciose mentre camminava con la pistola in pugno. Per questo ha caricato l'arma, ma è scivolato sull'argine del fiume Mella. A quel punto, ha riferito il militare, è partito un colpo che ha centrato al torace Stefano Cabiddu, operaio edile 23enne incensurato e, al momento della tragedia, disarmato. Cabiddu si trovava sul posto con i fratelli Efisio e Raffaele.
Il procuratore Tarquini ha spiegato che sono stati disposti accertamenti medico-legali e balistici sia sull'arma che sul corpo del giovane. Questo, ha detto Tarquini, per "dare oggettività alle indagini". Gli inquirenti, però, non paiono avere molti dubbi sull'accaduto: "Si è trattato di un doloroso incidente nel corso di controlli", ha dichiarato il pg. "La zona è normalmente frequentata da spacciatori". Perché i tre fratelli si trovassero in quel posto non è ancora chiaro e sarà oggetto di indagine. Bisognerà anche chiarire l'origine di un coltello a serramanico trovato sul luogo della tragedia.
Nessun provvedimento, invece, nei confronti del carabiniere. L'appuntato è attualmente a riposo "dal momento che", ha spiegato Tarquini, "non è nelle condizioni psicologiche di prestare normale servizio".

2004

5 febbraio - Molinella (Bo)
Un kosovaro

Un uomo, forse kosovaro, è rimasto ucciso la scorsa notte a Molinella, in provincia di Bologna, dopo un inseguimento dei carabinieri. L'uomo, che non si è fermato dopo il doppio alt e due spari in aria da parte di un maresciallo dell'Arma, sull'argine di un canale si è girato di scatto brandendo un oggetto metallico e il militare, temendo fosse una pistola (era una torcia spenta), ha fatto fuoco due volte, uccidendolo. L'episodio, che è al vaglio della magistratura, è accaduto dopo un appostamento attorno a un'auto rubata un mese fa nel Modenese, e mentre nelle stesse ore era stato segnalato un raid di furti a Molinella. Altri due banditi erano sulla scena. Uno è stato catturato, l'altro è riuscito a fuggire. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, la scorsa notte, poco dopo l'una, era stata notata a Molinella una Fiat Multipla risultata rubata a Castelfranco Emilia il 6 gennaio scorso. All'interno c'era materiale che poteva essere oggetto di furto. In quegli stessi momenti, al centralino della Compagnia di Molinella era stata segnalata una serie di furti: due auto rubate, l'ingresso in alcuni appartamenti e in un'impresa di materiale elettrico. Così i carabinieri in borghese si sono appostati attorno alla vettura, in modo da non essere visti. Dopo una certa attesa, sul posto è giunta un'altra vettura con a bordo tre uomini. Due di loro sono scesi e, dopo aver aperto con la chiave la Fiat Multipla, sono entrati nel veicolo. A quel punto è scattato il blitz dei militari, ma al loro "Alt, carabinieri", c'è stato il fuggi fuggi. L'autista della seconda vettura è riuscito a dileguarsi, gli altri due sono scappati in direzioni diverse, inseguiti da due gruppetti di carabinieri. Il primo, un sedicente kosovaro di 21 anni (il nome che ha fornito risulta incensurato), è stato placcato dopo poche decine di metri in un vicoletto. Il secondo si è diretto sull'argine di un canale, correndo velocissimo. Solo un maresciallo è stato in grado di tenerne il passo. Nella corsa ha intimato altre due volte l'alt, sparando due colpi di pistola in aria, inutilmente. A quel punto, la reazione: secondo il racconto dei carabinieri, il fuggiasco si è girato di scatto. In mano aveva un oggetto di metallo grigio. Il maresciallo, nella situazione di grave concitazione, ha ritenuto che fosse una pistola e che il malvivente stesse per fare fuoco. Per questo, ha spiegato, ha sparato, due volte, colpendo di striscio il fianco e centrando la parte alta dell'addome del bandito, uccidendolo. Solo dopo si è capito che si trattava di una torcia metallica, spenta.

1 marzo - Milano
Diego Signorelli

32 anni.
Un uomo di 32 anni, che aveva rubato un'auto è morto durante un inseguimento con i carabinieri. L'uomo si chiamava Diego Signorelli e aveva precedenti penali. La tragedia è avvenuta la scorsa notte nell'hinterland a nord di Milano tra Lissone e Vedano al Lambro. Illeso, il complice della vittima Sergio Di Rosa, 31 anni alla guida dell'auto rubata, e arrestato nel corso della notte. I due, secondo le prime informazioni, erano disarmati, ma non si sono fermati ad un posto di blocco. Inseguiti hanno speronato la gazzella dei carabinieri. Le indagini sono condotte dalla Procura della Repubblica di Monza (Milano).

31 ottobre - Aversa
Domenico Palumbo

31 anni.
E' morto durante un fermo di polizia, Domenico Palumbo, trent'anni. Secondo gli agenti che la sera dello scorso 31 ottobre lo hanno immobilizzato a terra, Domenico era un tossicodipendente in overdose. Ma quando sono stati resi noti i risultati dell'autopsia sul suo corpo è venuta fuori un'altra storia: Domenico non aveva fatto uso di sostanza stupefacenti, e la sua morte è avvenuta per soffocamento. Cosa è accaduto, dunque, quella sera ad Aversa, in provincia di Caserta? Domenico Palumbo era in automobile, quando con una ruota finisce in un avvallamento davanti alla scuola di Polizia Penitenziaria. Domenico si allontana, alla ricerca di un aiuto. Gli agenti di turno preoccupati dal rumore e da quell'auto in sosta con il motore acceso, prima chiamano la questura poi i carabinieri. Temono che l'auto sia rubata, forse anche qualcosa in più: una circolare ministeriale invita a mantenere alta l'attenzione per possibili attentati.
Tre agenti decidono di uscire. Si avvicinano all'automobile. Domenico Palumbo ritorna e, infastidito dalla presenza degli agenti, li allontana bruscamente. Riprova a mettere in moto la sua auto. Gli agenti pensano ad un ladro, lo immobilizzano e lo bloccano a faccia a terra sul marciapiedi esterno alla scuola.
Molta gente assiste alla scena e rumoreggia sia per l'eccessiva veemenza con cui il giovane è trattenuto sia perché Domenico non sta bene. Il suo malessere è evidente e gli stessi agenti chiamano il 118, chiedendo un intervento per un giovane tossicodipendente, probabilmente in overdose. Il medico del 118, il dottor A. P. dichiererà che una volta arrivato ha notato un'auto in bilico sul selciato, vicino «vi era un giovane in posizione prona, con la guancia sinistra poggiata a terra. Veniva mantenuto nell'occasione da due persone di cui una lo teneva per i polsi ed altra lo teneva per i piedi. Le due persone si sono qualificate quali appartenenti alla polizia penitenziaria e nell'occasione mi hanno riferito di stare attento poiché il giovane era violento. Ho fatto spostare tutti e avvicinandomi al giovane l'ho girato in posizione supina, in tale frangente mi sono reso conto che il giovane era deceduto». Questa testimonianza è stata confermata dal collega del medico. I tentativi di rianimazione falliscono. Il giorno dopo il direttore della scuola, Mario Mascolo, fornisce alla stampa una versione ufficiale dell'accaduto: il giovane si dimenava, sotto evidente effetto di stupefacenti e appena si è sentito male è stato chiamato il 118. Il tutto si è svolto senza alcuna violenza. Questa versione sarà ripetuta dagli agenti anche al magistrato e sarà trascritta nei rapporti. Tre giorni dopo, un quotidiano riporta la notizia spiegando che l'autopsia ha confermato la morte casuata da overdose. Ma quella autopsia non è ancora stata effettuata. I risultati infine arrivano: Domenico Palumbo non era sotto effetto di sostanze stupefacenti. La sua morte, atroce, è avvenuta per un motivo banale: soffocamento. «Per asfissia meccanica dalle vie respiratorie da parte di materiale alimentare nelle fasi iniziali della digestione», dice il consulente medico del pm Antonella Cantiello, della Procura di Santa Maria Capua Vetere. La causa: i resti di una abbondante cena non ancora digerita. Nonostante questo il pm ha chiesto l'archiviazione perché «l'immobilizzazione, atto legittimo ed imposto dalle reazioni incontrollabili del Palumbo durò pochi istanti. Non tali quindi secondo il pubblico ministero a cagionarne la morte». La famiglia si è rivolta al vescovo di Caserta, Monsignor Raffaele Nogaro.

2005

06 febbraio - Napoli
E. P.

15 anni.
Un rapinatore di 15 anni, E. P., è rimasto ucciso la scorsa notte nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri a Frattamaggiore. Il ragazzo aveva in mano una scacciacani ma i militari credendolo armato hanno sparato. Nel corso della sparatoria è rimasto ferito anche un altro bandito di 18 anni. L'episodio si è verificato all'una di notte lungo la strada statale 87. Il ragazzo è morto alle sei in ospedale.
Il giovane era in compagnia di due complici entrambi diciottenni. Il terzetto agiva a bordo di una Fiat Uno di colore bianco. Gli altri due rapinatori sono Salvatore Russo, 18 anni, che si trovava alla guida della Fiat Uno, poi rimasto ferito a una spalla e Salvatore Maio, l'unico del gruppo che avrebbe dei precedenti penali.
I carabinieri del Comando provinciale di Napoli riferiscono che sarebbero stati i tre malviventi ad aprire il fuoco contro i Carabinieri, accorsi sulla strada statale 87 a seguito di una segnalazione di rapina in corso. C'è stato lo scontro, poi i militari hanno recuperato l'arma e si sono resi conto che era una scacciacani.
I giovanissimi malviventi erano rapinatori di coppiette. Una pattuglia di militari sarebbe intervenuta mentre era in corso un assalto a due fidanzati che si trattenevano in auto. A quel punto dalla Fiat Uno bianca sarebbero partiti alcuni colpi di pistola. Immediata la replica dei carabinieri, seguita da un inseguimento lungo la strada statale, nel corso del quale i banditi avrebbero cercato più volte di speronare le due auto dei militari. A un certo punto la fuga si è conclusa, con i carabinieri che sono riusciti a bloccare i banditi. All'interno dell'auto c'era il quindicenne, ormai morente. Portato in ospedale è spirato cinque ore più tardi.

12 maggio - Torino
Un senegalese

Un colpo di pistola partito inavvertitamente dall'arma di un poliziotto ha ucciso un uomo a Torino. Secondo le prime ricostruzioni l'uomo, un senegalese, era a bordo di un'auto insieme ad altri due connazionali, quando sono stati bloccati da una pattuglia della Polizia per un controllo. Uno dei tre è scappato, gli altri non scendevano dalla vettura. Sono seguite fasi concitate durante le quali al poliziotto è partito accidentalmente un colpo che ha ucciso il senegalese.

24 settembre - Ferrara
Federico Aldrovandi

18 anni.
La notte del 24 settembre a Ferrara un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, muore nelle mani della polizia. Lo lasciano per 5 ore sull'asfalto, nascondendo inizialmente la verità alla madre che lo cerca. La versione degli agenti parla di una chiamata dei residenti, allarmati dal comportamento strano del ragazzo che una volta fermato avrebbe dato in escandescenze. Se sia vero non si sa. La polizia nega la responsabilità della morte sostenendo che si sia ferito da solo e sia deceduto per overdose in seguito all'assunzione di droga. Gli esami tossicologici smontano la favola dell'overdose. I dettagli emersi dai referti medici, non ancora ufficializzati a 4 mesi dall'accaduto, parlano di numerosi segni di percosse su tutto il corpo, una ferita lacero contusa alla testa, le strisce viola delle manette ai polsi e lo scroto schiacciato. La madre racconta di aver riavuto i panni di Federico letteralmente imbevuti di sangue. La notizia rimane insabbiata per mesi.
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2006

27 febbraio - Milano
Abdelkhalek Nakab

37 anni.
Abdelkhalek Nakab, un marocchino di 37 anni è stato ucciso, stamani, all'esterno di un ex residence, ora ristrutturato, alla periferia di Milano. L'uomo è morto nel corso di una colluttazione con una guardia giurata addetta alla vigilanza dell'area. Dalle prime informazioni, la guardia, V.P., cercava di impedire all'uomo di entrare nella proprietà in una zona periferica della città: dalla sua arma è partito un colpo.
Secondo la versione che il vigilante avrebbe fornito agli investigatori, il marocchino durante la rissa ha cercato di portargli via la pistola. A dare l'allarme, intorno alle 9.20, è stato un addetto alle pulizie del residence di via Cavezzali che ha assistito da lontano alla scena. V.P. è stato poi interrogato per tre ore: la sua ricostruzione è stata ritenuta plausibile: è stato quindi indagato per omicidio colposo.
Abdelkhalek Nakab, con precedenti per droga, ricettazione e furto, è stato colpito con un colpo alla gola. Secondo il vigilante, che non era in divisa, l'immigrato era ubriaco e aveva tentato di toglierli la pistola.
Ci sono però alcuni aspetti ancora da chiarire. Innanzitutto la guardia giurata era in borghese e figurava in malattia per la ditta dalla quale dipende, la Sicurpol. E' stato lui stesso, però, ad ammettere di essere in servizio presso il residence, che è stato frazionato e diviso in miniappartamenti, abitati in gran parte da stranieri, probabilmente per il costo basso.
Lo stesso vigilante - ha raccontato il questore Paolo Scarpis - aveva telefonato ieri al 113 dando l'allarme per un principio d'incendio verificatosi in un appartamento del palazzo.

19 ottobre - Pompei
Lello Riccardo

31 anni.
Un carabiniere non in servizio ha ucciso un rapinatore e ne ha ferito gravemente un altro per sventare un tentativo di furto a mano armata ai danni di una donna. La dinamica dell'accaduto è ancora poco chiara, il fatto è avvenuto in tarda serata in una zona isolata di Pompei. La pistola usata dai rapinatori è poi risultata un'arma giocattolo.
Il carabiniere stava passando in via Messina, una strada poco frequentata, quando ha visto i due malviventi a bordo di uno scooter avvicinarsi a un'auto dentro la quale si trovava una ragazza. Quando i rapinatori hanno puntato la pistola contro la conducente per rapinarla il militare ha estratto a sua volta la pistola e ha intimato ai due uomini di buttare a terra l'arma.
I rapinatori hanno però cercato di reagire e il carabiniere ha sparato, uccidendone uno e ferendo l'altro. E' morto Lello Riccardo, 31 anni, di Boscoreale, pregiudicato con precedenti per rapina, il rapinatore ferito è Giovanni Titas, 25 anni, anche lui con precedenti anche per rapina. L'uomo è attualmente in sala operatoria all'ospedale di Torre Annunziata. Il ciclomotore sul quale i due viaggiavano è risultato rubato.

09 novembre - Como
Roberto Vailatti

31 anni.
Vigile spara e uccide un ladro d'appartamento a Binago, in provincia di Como. La vittima, Roberto Vailatti, è un giostraio di 31 anni, domiciliato in un campo nomade torinese. E' successo stamane poco prima delle 11. Un vigile urbano, libero dal servizio, incrocia in via del Pozzetto, un'Alfa Romeo 164 posteggiata sotto il muro di cinta di un villino. A bordo ci sono due uomini; un terzo complice scavalca il muro e corre verso l'auto. Il vigile, in borghese ma con la pistola nella cintola, intima l'alt. Poi esplode due colpi: un proiettile raggiunge il ladro che, seppur ferito alla schiena, sale in auto e fugge con gli amici seminando la moto del vigile. In casa la domestica non si accorge di nulla. Poco più tardi, i compici sull'Alfa si fermano davanti all'ospedale di Tradate e abbandonano sulla strada il ferito oramai in coma. L'uomo muore poco dopo. E' un giostraio già segnalato alla magistratura per precedenti furti.
I famigliari della vittima hanno raggiunto l'ospedale di Tradate nel primo pomeriggio. Alla notizia della morte del loro parente hanno reagito scagliandosi contro i carabinieri. Accecati dal dolore, hanno insultato i militari che tentavano di trattenerli. Un amico del giostraio ha infranto una vetrata del pronto soccorso con un pugno.

14 dicembre - Napoli
Domenico Idioma

30 anni.
Un rapinatore è morto questa sera a Napoli dopo essere stato colpito alla testa da un poliziotto, libero dal servizio, che ha aperto il fuoco nel corso di un tentativo di rapina in una tabaccheria di Corso Vittorio Emanuele. La vittima era in compagnia di un complice. In due hanno tentato insieme la rapina, ma sono stati affrontati da un poliziotto.
Entrambi armati di pistola, uno con un casco integrale in testa e l'altro a volto scoperto, hanno minacciato un parente del titolare del negozio di tabacchi, un anziano di 73 anni. Quando il poliziotto ha intimato l'alt, uno dei due rapinatori si è immediatamente abbassato e ha puntato la pistola contro l'agente, il quale ha reagito sparando un solo colpo.
Il bandito morto è Domenico Idioma, 30 anni, della zona Vicaria Mercato, con precedenti per rapina e armi. Il decesso è avvenuto poco dopo il ricevero all'ospedale Pellegrini. Il suo complice è riuscito a scappare, ma la polizia è sulle sue tracce. Quindici minuti prima dell'accaduto, i due erano stati infatti fermati dagli agenti della sezione Falchi per controlli.

2007

24 gennaio - Lecce
Marco Tedesco

28 anni.
Due guardie giurate hanno sparato contro quattro ladri in fuga dopo una rapina a una stazione di servizio, uccidendo un uomo.
La vittima e' Marco Tedesco, pregiudicato brindisino di 28 anni. E' successo tra Lecce e Brindisi, sulla statale 616 dove i quattro ladri avevano rapinato una stazione di servizio e, sorpresi dalla vigilanza, si erano dati alla fuga a bordo di due auto: da qui l'inseguimento e la sparatoria. I carabinieri hanno poi arrestato un altro dei fuggitivi.

03 giugno - Napoli
Marco De Rosa

16 anni.
Erano in sei ieri sera a Posillipo per rapinare un pub. Avevano arraffato poco più che cento euro e stavano scappano in sella ai loro scooter ma due carabinieri gli hanno intimato l'alt: è scoppiato l'inferno. Prima i militari hanno sparato in aria poi un rapinatore gli ha puntato la pistola contro e i carabinieri hanno fatto fuoco. Sull'asfalto è rimasto un ragazzino di 16 anni, Marco De Rosa, incensurato; in pugno stringeva ancora il revolver, una pistola giocattolo capace però di sparare proiettili veri. I complici sono riusciti a fuggire. Erano da poco trascorse le due e mezza: il pub era ancora aperto ma un cameriere aveva già portato via l'incasso: nel cassetto c'erano solo 20 euro. I sei rapinatori non lo sapevano. Hanno raggiunto la piazzetta San Luigi davanti al locale su tre scooter: solo uno di loro è sceso e con la pistola in pugno è entrato nel pub a minacciate il gestore. "Era nervoso", ricorda il proprietario del locale. "Dammi i soldi, mi diceva, ma io aveva solo qualche spicciolo in cassa. Mi ha ordinato di dargli quello che avevo in tasca; abbiamo racimolato 100 euro. Me li ha strappati dalle mani ed è uscito. Poi ho sentito gli spari e quando sono uscito c'era quel ragazzo per terra, morto". I carabinieri appartengono al Battaglione Campania; questa notte erano in borghese e liberi dal servizio. Passavano per la piazzetta a bordo di un'auto quando hanno incrociato il ragazzo con l'arma in pugno uscire dal pub e salire sullo scooter. E' cominciato un inseguimento lungo i tornanti in discesa di Via Posillipo. Giunti alla fine della strada, in Largo Sermoneta, dove inizia il lungomare di Napoli, De Rosa ha tentato di proseguire la fuga a piedi. I carabinieri gli sono stati alle calcagna finchè il giovanissimo rapinatore non gli ha rivolto la pistola contro e uno dei militari ha sparato. De Rosa, gravemente ferito, è stato soccorso e trasportato subito al vicino ospedale Fatebenefratelli, in Via Manzoni, ma è morto durante il tragitto. La magistratura napoletana ha aperto un'inchiesta per ricostruire la dinamica dei fatti e ad un perito balistico la procura ha ordinato una perizia sulla pistola in pugno alla vittima per valutare la potenzialità dell'arma.


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